Quando raccontiamo la nostra storia, qualcosa cambia

A tutti noi capita di ripercorrere nella mente le esperienze della nostra vita. Sappiamo che cosa è accaduto e ricordiamo le persone coinvolte, e spesso abbiamo anche già formulato un'interpretazione di quello che è successo. Eppure può accadere che, nel momento in cui proviamo a raccontarle a qualcuno, qualcosa si muova.

Ciò accade semplicemente perché, mentre parliamo, ci ascoltiamo. Una cosa è avere un pensiero dentro di sé, un'altra è sentirlo prendere forma attraverso le parole, scegliere come dirlo, accorgersi di ciò che emerge mentre lo raccontiamo. Possiamo iniziare da un episodio e scoprire che ciò che per noi conta davvero è un altro momento della storia. Possiamo usare una parola che non avevamo mai usato prima, fermarci su un'emozione che avevamo lasciato sullo sfondo, accorgerci che qualcosa che abbiamo sempre considerato normale per noi, forse, normale non lo è affatto.

Raccontare la propria storia a un'altra persona è quindi un'esperienza diversa dal ripercorrerla mentalmente. La presenza di qualcuno che ascolta introduce un elemento nuovo e ci porta a dare una forma al racconto, a seguire un filo, a tornare su alcuni passaggi, a precisare ciò che sentiamo. In questi casi, le parole ci permettono di avvicinarci all'esperienza da una prospettiva diversa.

Questo può essere particolarmente significativo quando attraversiamo un momento nel quale non riusciamo ancora a capire bene che cosa ci sta accadendo. Spesso immaginiamo di dover prima comprendere ciò che viviamo e solo dopo poterlo raccontare. In realtà, può succedere anche il contrario: è mentre proviamo a raccontarlo che cominciamo a comprendere qualcosa in più.

Il confronto con un'altra persona può, allora, rendere possibile qualcosa di molto semplice e, proprio per questo, altrettanto importante: accorgerci che nella nostra storia c'è più di ciò che siamo abituati a vedere.

Possiamo ricordare una scelta che avevamo quasi dimenticato, riconoscere una capacità che non avevamo mai considerato tale, vedere che in un momento difficile abbiamo fatto qualcosa che ci ha permesso di andare avanti. Possiamo anche accorgerci di quanto alcune esperienze abbiano continuato a influenzarci nel tempo, oppure comprendere che oggi le guardiamo con occhi diversi da quelli con cui le abbiamo vissute.

Perché questo possa accadere in modo profondo, però, l’ascolto ha bisogno di uno spazio adeguato. Possiamo raccontare molte cose nella vita quotidiana, agli amici, ai familiari, alle persone con cui lavoriamo. Ma non tutti gli ascolti sono uguali. Essere ascoltati da un professionista può, infatti, permetterci di rimanere per un po' dentro ciò che stiamo vivendo, anche quando non abbiamo ancora le parole giuste o una direzione precisa. Una domanda, se arriva nel momento giusto, può aiutarci a fermarci su qualcosa che stavamo attraversando troppo velocemente. Un silenzio può lasciarci il tempo di capire che cosa vogliamo davvero dire. Una restituzione può farci vedere un aspetto del nostro racconto che da soli non avevamo colto.

Un professionista, in questo senso, può aiutarci a guardare la nostra storia con maggiore attenzione. È anche per questo che raccontarsi può essere utile nei momenti di cambiamento: per entrare nuovamente in contatto con il modo in cui abbiamo vissuto quelle esperienze, con ciò che hanno significato per noi e con il modo in cui le guardiamo oggi.

La storia è la stessa, ma qualcosa, nel modo in cui la sentiamo e la comprendiamo, può cambiare.

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