Come capire se il lavoro che fai è ancora quello giusto per te

Nel corso della vita professionale può accadere che il rapporto con il lavoro cambi e ciò che per molto tempo abbiamo vissuto con interesse può iniziare a sembrarci meno significativo. Oppure alcune attività che affrontavamo con naturalezza possono diventare progressivamente più faticose.

A volte il cambiamento è evidente, ma in altre si manifesta in modo più sottile: continuiamo a fare il nostro lavoro, ma sentiamo che qualcosa non ci corrisponde più come prima.

Può, allora, emergere una domanda: il lavoro che faccio è ancora quello giusto per me?

Prima di cercare una risposta, può essere utile fermarsi a osservare che cosa è cambiato. Non sempre, infatti, una crescente insoddisfazione significa che sia necessario cambiare lavoro. Può trattarsi di un periodo particolarmente impegnativo, di una difficoltà legata al contesto in cui si lavora oppure di un cambiamento personale che ha modificato il modo in cui viviamo ciò che facciamo. Anche ciò che consideriamo importante nel lavoro può cambiare: autonomia, relazioni, stabilità, possibilità di apprendere, riconoscimento, tempo da dedicare alla vita personale.

Questi cambiamenti possono essere il segno che siamo cambiati noi.

Una professione può essere stata adatta a una determinata fase della nostra vita e non rispondere più allo stesso modo alle esigenze, ai valori o alle aspettative che abbiamo oggi. Riconoscere questa trasformazione permette di osservare la propria situazione senza dover arrivare immediatamente a una decisione.

La fatica, in queste situazioni, può offrire informazioni importanti. Quando aumenta, può essere utile chiedersi che cosa la sta generando. È il carico di lavoro? Il contesto? Le relazioni professionali? Il tipo di attività? Oppure il modo in cui oggi ci rapportiamo a ciò che facciamo?

Allo stesso modo, può essere significativo osservare ciò che continua a dare energia. Le attività nelle quali ci sentiamo coinvolti, le situazioni nelle quali emergono spontaneamente alcune nostre capacità e gli aspetti del lavoro che continuiamo a considerare importanti possono offrire indicazioni preziose.

La domanda sul proprio lavoro può nascere proprio dalla distanza tra queste due esperienze: ciò che continuiamo a sentire nostro e ciò che invece è diventato estraneo.

Fermarsi a osservare questa distanza può aiutare a comprendere meglio la propria situazione prima di trasformarla in una decisione. Può essere utile chiedersi che cosa si desidera mantenere, che cosa si vorrebbe modificare e quali aspetti della propria esperienza hanno acquisito un significato diverso nel tempo.

In questo senso, interrogarsi sul proprio lavoro può diventare anche un modo per conoscere meglio il proprio percorso professionale e il modo in cui si è trasformato il rapporto con esso.

Un percorso di orientamento può offrire uno spazio in cui questa riflessione possa svilupparsi con maggiore continuità, soprattutto quando diventa difficile osservare da soli ciò che sta accadendo e distinguere una fase transitoria da un cambiamento più profondo.

Capire se il lavoro che facciamo è ancora quello giusto per noi a volte significa prima comprendere chi siamo oggi rispetto a ciò che facciamo ogni giorno.

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Primo colloquio psicologico: cosa aspettarsi e quando può essere utile