Psicologo online: come funziona e quando può essere utile

Copertina dell’articolo Psicologo online: come funziona e quando può essere utile, con una scrivania in casa, un portatile e delle piante in luce naturale

Un pomeriggio, in una stanza di casa con la porta chiusa, accendiamo il computer qualche minuto prima dell’appuntamento: un paio di cuffie, un bicchiere d’acqua, il telefono in silenzioso. Dall’altra parte dello schermo, poco dopo, comparirà la persona con cui abbiamo scelto di parlare.

Rivolgersi a uno psicologo online è diventato, negli ultimi anni, sempre più comune. Eppure, quando ci pensiamo per la prima volta, possono affacciarsi alcuni dubbi: sarà davvero come incontrarsi in studio? Riusciremo a sentirci a nostro agio parlando attraverso uno schermo? E, concretamente, come si svolge un colloquio a distanza?

Il percorso inizia di solito con un contatto iniziale, telefonico o via email, per concordare giorno e orario dell’incontro; al momento dell’appuntamento, poi, ci colleghiamo attraverso una piattaforma di videochiamata. Il consenso informato, che descrive modalità, finalità e tutela dei dati personali, viene raccolto a distanza durante il primo incontro. Le regole deontologiche che guidano la professione, a partire dal segreto professionale, restano le stesse dello studio, e anche il primo colloquio psicologico mantiene il suo significato: uno spazio in cui raccontare ciò che ci ha spinti a chiedere un confronto e capire insieme se e come proseguire.

Ciò che cambia, soprattutto, è il luogo. In studio è il professionista a predisporre un ambiente riservato; online, invece, siamo noi a scegliere da dove collegarci, e questo può diventare tanto una risorsa quanto un aspetto a cui prestare attenzione. Parlare dalla propria casa può farci sentire più tranquilli, mentre la presenza di altre persone, o il timore di essere ascoltati, potrebbe rendere più difficile esprimerci liberamente. Ritagliarci un luogo protetto e un tempo dedicato, in questo senso, fa già parte del percorso: è un modo per riconoscere che quello spazio ci appartiene.

E la relazione? È forse la domanda più frequente, e anche la più comprensibile. Lo schermo modifica alcuni aspetti della comunicazione: vediamo solo una parte del corpo, i silenzi possono sembrare più lunghi, un’interruzione della connessione può spezzare il filo di un discorso. Ciò che rende significativo un colloquio, tuttavia, resta l’ascolto, la possibilità di sentirci accolti senza giudizio e di trovare parole per ciò che stiamo vivendo. Può accadere, così, di accorgerci dopo i primi incontri che la distanza fisica pesa meno di quanto temessimo.

Quando può essere utile, allora? Pensiamo a chi vive lontano dal professionista che desidera incontrare, a chi ha orari di lavoro poco compatibili con gli spostamenti, a chi si è trasferito all’estero e vuole parlare nella propria lingua, o a chi attraversa un periodo in cui uscire di casa richiede molta energia. Per alcune persone, inoltre, parlare dal proprio ambiente rende più semplice muovere il primo passo; per altre conta soprattutto la continuità, perché il percorso può proseguire anche durante un trasloco, un nuovo lavoro o un cambiamento di vita.

Ci sono anche situazioni in cui la modalità online potrebbe non essere la più adatta: quando non disponiamo di un luogo riservato, quando sentiamo il bisogno di una presenza fisica, oppure quando la situazione richiede un aiuto immediato, che un appuntamento programmato non può offrire. Anche di questo possiamo parlare apertamente fin dal primo incontro, per valutare insieme se la modalità a distanza risponde a ciò di cui abbiamo bisogno.

La scelta tra online e presenza, in fondo, riguarda ciò che ci serve in questo momento della nostra vita: un luogo, un tempo, una persona disposta ad ascoltarci. Se sentiamo che lo spazio di casa può accogliere anche questo, un percorso di consulenza psicologica online può diventare l’occasione per dedicarci attenzione là dove ci troviamo.

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