Dopo una riunione andata bene, scriviamo a un collega per chiedergli se siamo stati chiari; prima di inviare un messaggio importante, lo facciamo leggere a qualcuno; davanti a una scelta, cerchiamo chi ci dica che stiamo facendo la cosa giusta. La risposta arriva e per un po’ ci sentiamo più leggeri, finché, a volte, il dubbio torna e sentiamo il bisogno di chiedere ancora.
Cercare rassicurazione fa parte delle relazioni e, nella maggior parte dei casi, ci aiuta a orientarci quando qualcosa ci preoccupa. Da dove nasce, allora, questo bisogno, e perché in alcuni momenti sembra non bastare mai?
Le sue radici sono lontane. Da bambini impariamo a esplorare il mondo tornando, di tanto in tanto, verso chi si prende cura di noi: uno sguardo, una parola, una presenza che ci conferma che possiamo proseguire. Crescendo, quella funzione si trasforma: una parte la interiorizziamo, imparando a confortarci da soli, mentre un’altra continua a passare attraverso le relazioni con le persone di cui ci fidiamo. Avere bisogno degli altri, in questo senso, appartiene alla nostra natura.
Ci sono periodi, però, in cui la ricerca di conferme si fa più frequente: un nuovo lavoro, un ruolo che non conosciamo ancora, una relazione che attraversa una fase incerta, un momento di stanchezza. Quando le situazioni sono poco prevedibili, la rassicurazione ci offre un appiglio, e tendiamo a cercarla proprio dove sentiamo di avere meno controllo, come abbiamo visto parlando del bisogno di controllo di fronte all’incertezza. Chiedere conferme, così, può aiutarci a tollerare l’attesa finché il quadro non diventa più chiaro.
Può succedere, tuttavia, che la rassicurazione funzioni sempre meno: riceviamo la risposta che speravamo, ci sentiamo sollevati, poi il dubbio ritorna, magari sotto una forma leggermente diversa. Una parte di noi, infatti, potrebbe faticare a fidarsi del proprio giudizio, e ogni conferma esterna diventa tanto più necessaria quanto più sostituisce quella che non riusciamo a darci. È ciò che Carl Rogers descrive con il concetto di ‘locus di valutazione’: quando il criterio con cui valutiamo le nostre esperienze si trova soprattutto all’esterno, nelle opinioni e nelle aspettative degli altri, diventa difficile sentirci sicuri di ciò che pensiamo e proviamo senza qualcuno che ce lo confermi. Osserva Rogers, a questo proposito, che in una relazione di aiuto la persona tende gradualmente a riportare dentro di sé il ‘locus di valutazione’, riconoscendo nella propria esperienza una fonte affidabile di giudizio.
Forse, allora, possiamo spostare per un momento l’attenzione dalla risposta che cerchiamo negli altri a quella che, almeno in parte, abbiamo già dentro di noi. Quando sentiamo il bisogno di una conferma, ci accorgiamo, a volte, che una nostra idea esiste già, magari incerta, e che ciò che chiediamo è il permesso di fidarci di essa.
Riconoscere da dove nasce il bisogno di essere rassicurati ci permette di guardarlo con meno giudizio, come il segnale di qualcosa che per noi conta e che merita ascolto. Quando la ricerca di conferme diventa costante, occupa molto spazio nei pensieri o nelle relazioni e il sollievo dura sempre meno, un percorso di consulenza psicologica può offrire uno spazio in cui ritrovare, gradualmente, fiducia nel nostro modo di sentire e di valutare.
